Ennio Morlotti

(Lecco, 21 settembre 1910 – Milano, 15 dicembre 1992). Ennio Morlotti inizia a lavorare giovanissimo come operaio e contabile, ma nel 1936 (all’età di ventisei anni) abbandona il lavoro per dedicarsi alla pittura. Dopo aver ottenuto il diploma di maturità all’Istituto d’Arte di Brera a Milano, si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Firenze, c...

(Lecco, 21 settembre 1910 – Milano, 15 dicembre 1992). Ennio Morlotti inizia a lavorare giovanissimo come operaio e contabile, ma nel 1936 (all’età di ventisei anni) abbandona il lavoro per dedicarsi alla pittura. Dopo aver ottenuto il diploma di maturità all’Istituto d’Arte di Brera a Milano, si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Firenze, città dove rimane per circa due anni. Nel 1937 si reca a Parigi per un breve periodo; rientrato in Italia nel ‘38, si stabilisce a Milano dal 1939 al 1942, frequentando l’Accademia di Belle Arti di Brera, dove collabora con Achille Funi. In questo periodo entra in contatto con gli artisti e gli intellettuali che gravitano intorno alla rivista «Corrente» fondata e diretta da Ernesto Treccani, conoscendo, tra gli altri, Cassinari, Birolli, Guttuso, Joppolo, Gatto, Sereni, Vittorini e Quasimodo. Partecipa nel ’41 e nel ’42 al Premio Bergamo e l’anno seguente espone con Treccani ed Emilio Vedova alla Galleria La Spiga, ma la mostra viene interrotta dalla polizia politica fascista che sequestra le opere, mettendo fine all’attività espositiva del gruppo di Corrente. Dopo aver prestato servizio militare durante la guerra a Como e a Napoli, Morlotti torna a Milano e mantiene i contatti con gli amici pittori, firmando con Treccani il primo (1943) e il secondo (1944) Manifesto di pittori e scultori, con l’intento di coniugare l’azione artistica ad un rinnovamento radicale della società. Nel ’44 si ritira a Mondonico, dipingendo in prevalenza paesaggi e confrontandosi soprattutto con il tema del mondo naturale. Da ciò ha origine la serie dei Dossi, alcuni dei quali esposti nella sua prima personale che si tiene nell’ottobre del ’46 a Milano presso la galleria del Camino, cui segue la mostra del ’48 presso la Galleria L’Annunciata, diretta da Bruno Grossetti (Alfonso Gatto ne curava il «Bollettino»), dove esporrà altre tre volte (1953, 1962, 1966). Sempre in questi anni collabora alle riviste «Il 45», «Numero», «Pittura», e firma con Giovanni Testori, Vedova e altri il Manifesto del Realismo di pittori e scultori – Oltre Guernica, poi pubblicato sul numero di marzo della rivista «Argine Numero»Aderisce alla “Nuova Secessione artistica italiana”, divenuta poi “Fronte nuovo delle arti”, raggruppamento molto ampio di artisti che si proponeva di creare un collegamento tra le ricerche artistiche del secondo dopoguerra. Nel ’47 si reca a Parigi con una borsa di studio e nel ’48, tornato in Italia, partecipa alla XXIV Biennale di Venezia, con due nature morte e tre composizioni. Nel gennaio 1950 espone nella mostra Five Italian painters presentata a New York, alla Catherine Viviano Gallery (che nel ’51 avrebbe allestito una sua personale), compie un nuovo viaggio in Francia, e partecipa alla Biennale di Venezia. Si ritira a dipingere ad Imbesargo, in Brianza e a questo periodo risale il suo importante sodalizio con Francesco Arcangeli e Giovanni Testori, che, tra l’altro, avrebbe curato la presentazione delle sue opere nel catalogo della Biennale del 1952, nella è esposto l’importante quadro La siesta. Nel 1953 partecipa con il gruppo degli Otto pittori italiani (Afro Basaldella, Renato Birolli, Antonio Corpora, Mattia Moreni, Giuseppe Santomaso, Giulio Turcato, Emilio Vedova) alla mostra itinerante in Germania che tocca le città di Hannover, Colonia e Berlino. La Biennale di Venezia, cui partecipa nel 1954, segna un punto di svolta nella produzione pittorica di Morlotti, che nell’occasione presenta cinque grandi quadri (purtroppo andati distrutti) in cui paesaggio e figura sono tra loro compenetrati attraverso un ricco e denso impasto cromatico, volto a esprimere, come afferma l’artista, il «sentimento dell’organico» che deriva da un’immersione totale nella natura. Questo nuovo tipo di linguaggio pittorico – per molti versi analogo all’Informale che dalla Francia si stava diffondendo in Italia – caratterizza anche i cicli di opere degli anni successivi, dedicati al tema dei fiori, delle bagnanti, e, soprattutto, del fiume Adda. Francesco Arcangeli, proprio riferendosi al diverso modo di interpretare il tema della natura, conia la fortunata formula de Gli ultimi naturalisti, che, come recita il saggio pubblicato con questo titolo su «Paragone - Arte» nel 1954, ben individua la direzione della nuova ricerca pittorica, comune anche ad altri pittori italiani di area settentrionale, tra cui Pompilio Mandelli, Mattia Moreni, Sergio Vacchi, Sergio Romiti, Vasco Bendini. Nel 1956 Morlotti partecipa alla Biennale di Venezia con una sala personale e presentazione in catalogo di Testori, che l’anno seguente – in gennaio – avrebbe curato anche l’importante mostra al Centro culturale Olivetti di Ivrea. Tra la fine degli anni Cinquanta e il decennio successivo, si trasferisce a Bordighera e sposta il suo interesse sul paesaggio ligure, recuperando nella composizione il “punto di distanza” prospettico, assente nelle opere precedenti. I nuovi risultati sono presentati nella sala personale a lui dedicata della Biennale di Venezia del 1962, dove ottiene, ex aequo con Giuseppe Capogrossi, il premio riservato a un artista italiano. Nel medesimo anno Arcangeli pubblica per i tipi del Milione, una importante monografia a lui dedicata, in cui è proposta una lettura critica di tutta la sua produzione. Di due anni successiva è la mostra tenutasi alla galleria Odyssia di New York, con presentazione in catalogo dello stesso Arcangeli e di Douglas Cooper, cui seguono, nel decennio, numerose mostre personali in Italia e all’estero (Germania, Londra, New York, ecc…). A metà degli anni Settanta Morlotti inizia a comporre la serie dei Teschi, esposta per la prima volta a Parma nel 1975 (a cura di Roberto Tassi), poi nel 1978 a Busto Arsizio e a Milano (a cura di Testori). Nello stesso anno è allestita una mostra alla Galleria la Tavolozza di Palermo con presentazione di Leonardo Sciascia e nel 1979 Franco Fortini compone una poesia per il catalogo della mostra tenutasi alla Compagnia del disegno di Milano; collaborazione, questa, replicata nel 1980, quando Fortini pubblica per i tipi di San Marco dei Giustiniani di Genova, la raccolta Una obbedienza: 18 poesie 1969-1979, arricchita da un’acquaforte originale dell’artista. L’anno seguente Morlotti realizza un’acquaforte originale per i Sette inni di Piero Bigongiari, editi da Pier Luigi Rebellato, e poi ripubblicati in edizione più ampia in occasione della quinta edizione del «Premio di Poesia Pandolfo» (1986). La raccolta poetica anticipa di un anno la pubblicazione del volume di critica d’arte di Piero Bigongiari Dal Barocco all’Informale. Il caso e il caos II, in cui sono raccolti, sotto il titolo complessivo di Morlotti dalla natura alla storia, la gran parte dei saggi dedicati al pittore, di cui Bigongiari aveva seguito con interesse l’opera sin dai tempi di «Corrente» (altri scritti sono contenuti in Taccuino Pittorico. Il caso e il caos III, Moretti & Vitali Editori 1994). Nell’ambito della grafica, si segnalano inoltre la cartella Vegetali con otto litografie di Morlotti e poesie di Raffaele Carrieri, Camillo Pennati, Antonino Uccello (Alfonso Ciranna 1963); le due tavole che accompagnano l’edizione delle poesie di Angelo Fiocchi (Il dio minore: versi, 1970); i sei disegni per le Tredici poesie di Alberico Sala (Milano 1978) e Storia di una foglia di Giorgio Soavi, con illustrazioni di Renato Guttuso, Carlo Mattioli, Ennio Morlotti. Nel frattempo, conclusa la serie dei Teschi, Morlotti realizza il ciclo delle Rocce, cui lavora sino al 1986, presentandone i risultati in diverse occasioni espositive, tra cui si ricordano le due mostre a Busto Arizio, la prima del 1982 con presentazione in catalogo di Vittorio Sereni, e la seconda nel 1986, che sigla la chiusura del ciclo. Dalla metà degli anni Ottanta, infatti, Morlotti lavora ad una nuova serie, le Bagnanti, poi esposta alla Biennale di Venezia del 1988.

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